Il vero rischio per un'azienda o per la Pubblica Amministrazione non è solo una sanzione del Garante della Privacy. È il risveglio in un mondo in cui il "rubinetto cognitivo" del proprio business viene improvvisamente chiuso da un governo per ragioni geopolitiche che nulla hanno a che fare con noi.

1. L'illusione della neutralità tecnologica

Fondare i propri servizi, la logistica o le decisioni strategiche di una PA su API fornite da colossi non europei significa dare per scontata la stabilità geopolitica globale. È un'ingenuità che la storia recente ha già duramente smentito (si pensi alla crisi dei semiconduttori o alla dipendenza energetica dal gas) per arrivare alla situazione di Claude delle settimane scorse.

L'Intelligenza Artificiale non è un software qualsiasi: è un'infrastruttura di base, paragonabile alla rete elettrica o alle autostrade. Se l'infrastruttura cognitiva di un Paese è interamente ospitata su server stranieri, quel Paese cessa di essere sovrano.

Cosa succederebbe se, a seguito di tensioni commerciali o decisioni unilaterali (come accaduto con il ritorno di politiche protezionistiche globali e sanzioni tecnologiche incrociate), l'accesso alle IA "di frontiera" venisse limitato, razionato o precluso ai soggetti europei? La risposta è semplice: paralisi immediata.

2. Oltre il GDPR: La trappola del "Lock-in" e il Colonialismo Digitale

La dipendenza tecnologica si manifesta attraverso tre vettori principali che superano ampiamente il tema della privacy:

  1. Il Lock-in infrastrutturale: Integrare un modello proprietario estero nei processi aziendali o amministrativi significa investirvi in formazione, riscrittura del codice e flussi di lavoro. Cambiare fornitore non è come sostituire i PC dell'ufficio; richiede una riconversione totale e costosissima. Una volta dentro, si è ostaggi dei listini prezzi e delle condizioni d'uso del fornitore straniero. E’ per questo che bisognerebbe sempre utilizzare interfacce generiche e non specifiche.

  2. La colonizzazione culturale e decisionale: Le IA non sono asettiche. Riflettono i valori, i bias culturali, i limiti etici e le leggi del Paese in cui vengono addestrate. Affidare la sanità, l'istruzione o la giustizia di una nazione europea a modelli strutturati sui valori della Silicon Valley o sulle direttive di Pechino significa delegare la nostra identità culturale e decisionale.

3. Meglio un'IA meno performante ma "nostra"?

Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea: ha senso sacrificare un pizzico di performance pur di garantire la sicurezza e la resilienza del sistema?

La risposta è un convinto, specialmente per la Pubblica Amministrazione.

Oggi, lo scarto prestazionale tra i modelli commerciali closed-source e i modelli open-source (anche europei, come quelli sviluppati da realtà come Mistral o supportati dalle nuove iniziative del Pacchetto europeo sulla sovranità tecnologica) si è ridotto drasticamente. Spesso, un modello più piccolo, specializzato, addestrato su dati locali e ospitato all'interno dei confini nazionali o aziendali (approccio on-premise o hybrid-cloud) si rivela non solo più sicuro, ma persino più efficiente per compiti specifici.

L’ho visto anche nel sistema RAG che sto implementando, una volta costruito opportunamente il contesto, non serve una IA stratosferica, per trovare la risposta nel testo, ne basterebbe una Open Source opportunamente dimensionata…ed è questa, nel mio caso, la strada che ho tracciato.

La via della resilienza:

Per la Pubblica Amministrazione: Il perimetro della PA deve essere invalicabile. I dati sensibili dei cittadini e i processi decisionali dello Stato devono poggiare esclusivamente su cloud nazionali protetti (in Italia, il Polo Strategico Nazionale) e su modelli ad hoc, open-source o sovrani, dove il codice e i pesi del modello siano interamente sotto il controllo pubblico. Progettare sistemi che dipendono da un unico fornitore di IA è un suicidio annunciato. Le architetture software moderne devono consentire lo "switch" rapido da un modello all'altro, usando l'IA commerciale estera solo per compiti non critici e appoggiandosi a soluzioni locali o europee per il core business.

Conclusione: La sveglia di Mario Draghi e il futuro dell'Europa

Nel suo storico rapporto sulla competitività europea, Mario Draghi ha evidenziato come l'Europa importi oltre l'80% delle sue tecnologie digitali. Non è un problema di regole, è un problema di sopravvivenza industriale.

Le recenti mosse di Bruxelles, come il lancio del Cloud and AI Development Act nel giugno 2026, dimostrano che la politica sta faticosamente iniziando a "svegliarsi". Ma non possiamo aspettare i tempi della burocrazia continentale.

E voi, se domani mattina qualcuno staccasse la spina dall'altra parte dell'oceano, sareste ancora in grado di “pensare” ? I vostri enti sono disponibili a dotarsi e dotarvi di opportune soluzioni hardware per rendersi “resilienti” ?